Nonostante le origini europee, francesi per la precisione, Joe Pasquale è originario di Minneapolis e, prima di dedicarsi ad un'intensa attività di songwiter e musicista da studio, è stato il vocalist/mentore del progetto Boys Club, sorta di piccola leggenda undergound con un album all'attivo su major, passati alla storia come risposta in salsa R&B dei più quotati Wham.
E proprio per scrollarsi di dosso l'appellativo di clone del più quotato George Micheal, approdato nell'assolata Los Angeles, l'estroso singer in questione, decide di cambiare pelle e registro musicale, e di cimentarsi all'interno di un estenuante tour de force a base di corroborante melodic rock dalle marcate influenze pop, dando forma, ma soprattutto sostanza, ad un variopinto mosaico sonoro che risplende d'una intensa brillantezza e raffinatezza.
mercoledì 30 marzo 2016
King of Hearts - King of Hearts
Emozionante!!! Non ci sono altri aggettivi per descrivere in sintesi quello che si cela fra i solchi del disco di debutto degli statunitensi King of Hearts, sorta di super gruppo nato dalla collaborazione fra due dei più quotati musicisti della scena West Coast americana come il singer Tommy Fundrburk, passato alla storia come l'ugola d'oro degli stellari Airplay del duo Graydon/Foster, e del chitarrista, produttore, songwriter Bruce Gaitsch, già al lavoro con mostri sacri del calibro di Micheal Bolton, Chicago e Richard Marx.
E fu proprio durante le sessioni di registrazioni di "Repeat offender" del singer americano, che vennero gettate le fondamenta per il proseguo artistico della band, che si completava anche grazie all'operato di altri pezzi da novanta come il batterista/cantante Kelly Keagy dei Night Ranger, George Hawkins della Kenny Loggins band al basso, e quel Bill Champlin dei Chicago alle tastiere.
E fu proprio durante le sessioni di registrazioni di "Repeat offender" del singer americano, che vennero gettate le fondamenta per il proseguo artistico della band, che si completava anche grazie all'operato di altri pezzi da novanta come il batterista/cantante Kelly Keagy dei Night Ranger, George Hawkins della Kenny Loggins band al basso, e quel Bill Champlin dei Chicago alle tastiere.
domenica 27 marzo 2016
Gran'ma Monkey - Roots
I Guns'n'Roses italiani. Già, fu proprio con questo appellativo alquanto oneroso che l'allora intraprendente One Way Records volle lanciare sul mercato discografico i new comer Gran'Ma Monkey, band proveniente dal sud dello stivale, precisamente da Cosenza, sconosciuta ai più, ma che vedeva militare fra le sue file l'acclamato singer Kelly Gray, autentico girovago della scena hard rock italiana, con un passato speso fra Nasty Licks e Laroxx, band con la quale era riuscito ad approdare addirittura in territorio americano, riuscendo a pubblicare pure un unico disco su cassetta, e ad esibirsi nei migliori locali del Sunset Strip, fra i quali il celebre Troubadour.
E a pensarci bene, la definizione di nuovi "gunners" si addiceva molto alla street gang tricolore, infatti come i loro idoli americani, anche i cinque musicisti di casa nostra riuscivano ad amalgamare le più disparate influenze musicali in un unico contesto sonoro, riuscendo nel non facile compito di far convivere la rabbia e l'irriverenza di un certo punk inglese, l'hard rock mainstream tipico di band di una certa levatura internazionale come Led Zeppelin, Aereosmith e Rolling Stones, con l'amore incondizionato per il blues più sporco e fumoso, il tutto naturalmente riletto in una chiave abbastanza personale, per un cocktail sonoro finale ad alta gradazione alcolica davvero inebriante.
E a pensarci bene, la definizione di nuovi "gunners" si addiceva molto alla street gang tricolore, infatti come i loro idoli americani, anche i cinque musicisti di casa nostra riuscivano ad amalgamare le più disparate influenze musicali in un unico contesto sonoro, riuscendo nel non facile compito di far convivere la rabbia e l'irriverenza di un certo punk inglese, l'hard rock mainstream tipico di band di una certa levatura internazionale come Led Zeppelin, Aereosmith e Rolling Stones, con l'amore incondizionato per il blues più sporco e fumoso, il tutto naturalmente riletto in una chiave abbastanza personale, per un cocktail sonoro finale ad alta gradazione alcolica davvero inebriante.
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